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Il coro Alpino fondato dal Maestro Giuseppe Labbozzetta, dal 1986 rappresenta un punto di riferimento corale e musicale per la città di Mestre e dintorni. Il sodalizio con la sezione C.A.I. conferma il legame del Coro con la passione per i canti popolari e l'amore per la montagna.

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sabato 31 dicembre 2011

Coro "Al Pino Marittimo" era uno dei nomi in lizza, per fortuna fu subito scartato - I coristi si raccontano - 4 - di Arnaldo DI CRISTOFARO




Riprende questa Parte del nostro Blog dedicata ai ricordi, sprazzi e notizie dei coristi  che era iniziata  nel 2010, nel corso del 25° anniversario della nascita del Coro La Cordata.   Ora è la volta del nuovo Direttore Arnaldo che ha riaperto il fascicolo dei ricordi e degli aneddotti. Speriamo  che sia imitato da qualche altro corista, non si sa mai. 

I CORISTI SI RACCONTANO - 4 - 

La nascita del nome del coro ha avuto qualche ora di discussione. Ricordo che io difendevo il nome Coro   AL PINO MARITTIMO. Mi piaceva molto il gioco di parole e insistevo sul fatto che eravamo sostanzialmente un coro che cantava canzoni di montagna stando con i piedi a bagno nell'acqua dell' Adriatico.  Mi piacerebbe ricordare gli altri nomi in lizza. Ce n’erano quattro o cinque scesi poi a tre. Il mio era stato subito scartato.  Meno male!

Il primo ricordo del Coro La Cordata nasce con l'incontro con Stefano Soriani che mi accennò che si stava formando un coro e che se volevo ci si sarebbe trovati, nell'aprile del 1985 , per provare a cantare, una sera, insieme. Io avevo appena conosciuto il canto di montagna- circa un anno prima -  con un amico di Venezia, Leonardo Risato, che mi aveva insegnato a cantare con lui "La donna mora" (?) .   Aveva una voce perfetta ed eseguiva dei controcanti con voce profonda che lasciavano senza parole.  Poi mi ero recato, grazie all'intervento di un amico, alle prove del Coro Marmolada di Venezia ed ero stato inserito, negli allievi dei tenori secondi.


Effettuavo le prove con Claudio Favret ed altri 4 amici in un appartamento di Campalto e stavo avendo buoni risultati.  Purtroppo il lavoro mi portava tutti i giorni ad alzarmi presto e farmi ore di pulman e la sera le prove ai Frari con il Coro Marmolada mi facevano tornare sempre dopo mezzanotte a casa.  La considerazione che, purtroppo avrei dovuto prendere periodi di ferie per eventuali tournee con il Coro, mi spinse mio malgrado a lasciare poichè non avevo giorni di ferie "disponibili", ovvero farseli dare in un dato periodo era una grandissima incognita.


La stanchezza e l'incertezza mi spinsero quindi a ringraziare Claudio, che stimo tutt'ora moltissimo pur avendolo visto poche altre volte nel corso di questi 27 anni trascorsi, ed accettare di recarmi presso il neonato coro. Formalmente ero uno dei "più" addestrati e quindi mi fu facile assumere la guida dei tenori secondi del Coro La Cordata, controllato a vista dalla perizia di Paolo Bagagiolo. Ma i momenti più bello del Coro erano, oltre ai canti, le tradizionali partite a biliardino. Che divertite galattiche!

La mia "perizia", o meglio la mia incoscienza , mi fecero approdare alla sostituzione di Bepi nel momento in cui lui si recò a fare il servizio militare. Non ne venivo fuori.  Ricordo lo scoglio di una serata con "La domenica andando alla messa" ! Poi, per fortuna, Bepi tornò e la vita corale riprese un ritmo più normale. Oddio, più normale... ?!  Mentre provavamo un sera nella seconda sede del Coro, in via Bissuola, dei teppisti presero a sassate le vetrate del luogo dove ci trovavamo. Ed in più dovevamo dividere la sede di canto con le lezioni di ballo - tango, valzer,mazurka,polka...

Poi capitò, tramite il mio amico giornalaio di Campalto, il mio caro Angelo "Romanetto" di ricevere l'offerta di dirigere un Coro a Campalto e dividevo le mie sere tra le prove con La Cordata e quelle con il coro del Valentino.   E' ancora memorabile che, nella gestione del coro Valentino, io avessi inserito William, uno dei nostri bassi più potenti e grevi, tra i tenori primi!


Ma il mio pensiero era sempre teso ad aumentare le prestazioni del Coro La Cordata e poco alla volta portai gli elementi più validi del Valentino ad entrare nel Coro La Cordata e dopo poco riuscii a portare a termine la fusione tra i due cori spostando la serata di prove a Campalto.
Di Campalto tra i vari ricordi due tra tutti. Il primo, doloroso, perchè una serata ci piegarono tutte le portiere delle macchine per derubarci e il secondo, più "strano" fu che una sera, mentre il Quartetto Scoreggia provava all'aperto, nel dopo coro serale - 24,00 circa - da un palazzone di fianco ci venne lanciata una moneta con la "preghiera" di andare a rompere da un'altra parte.
Un'altra istituzione del Coro era il Quartetto Scoreggia.

Oggi siamo diventati più tecnologici, affidiamo la gestione delle parti e l'apprendimento ai computer ,  in maniera collettiva. All'epoca eravamo io, Michele detto IL GATTO, Giuliano detto LA VOLPE e William a cantare in "anteprima" le parti. Le eseguivamo per trainare tutto il coro e studiavamo a casa le parti nuove per essere sempre "innovativi". Poi venne l'anno del CAI e del nostro ingresso in questa associazione. Molti di noi volevano restare "indipendenti" ma i più facevano notare che sarebbe stato bello potersi fregiare del simbolo CAI nello stemma.
In effetti i primi coristi hanno il distintivo originale che non ha il logo del CAI.




Poi vennero dei momenti di dolore "corale" per una espulsione dal Coro che ha pesato come un macigno sul cuore del nostro Maestro. Un corista era proprio non adatto al cantare in gruppo e la comunicazione della cosa all'interessato ebbe effetti catastrofici per le due persone coinvolte. Sofferenza per chi era stato allontanato e per chi aveva dovuto allontanare.
La vicenda era stata molto forte, e ci aveva provato non poco. Il Maestro e me, che ero amico della persona in questione. Ma all'epoca, nell'ansia di crescere si era permesso a tutti di entrare e dopo un paio di anni il GAP tra chi apprendeva e chi stentava era sempre più evidente. All'inizio del Coro ricordo una intera serata dedicata ad un basso che doveva eseguire, dal brano " Era una notte che pioveva" le note relative alle parole "che e e e pio ve e vaa ".  A fine serata eravamo stremati,Bepi, con un'ora intera, non era riuscito a far capire il passaggio. Quel nostro amico aveva poi spontaneamente compreso che il canto non faceva per lui e si era allontanato di sua spontanea volontà, senza alcun tipo di rancore.
Ma noi avevamo fatto l'errore : nel Coro eravamo troppi e di livello troppo diseguale.
Bepi si assunse la responsabilità, sofferta, di un allontanamento dei coristi che presentavano evidenti e forti problemi di apprendimento ed espressione. Tutte persone stimate ed umanamente degne, ma lì , purtroppo, stavano lavorando a far nascere un Coro. Furono allontanati in parecchi. 

Intanto il Coro cresceva e ci inserimmo anche nell'ASAC, di cui ricordo le noiosissime riunioni a San Donà, che mi portavano via l’intero pomeriggio. Eravamo in pochi nel direttivo del Coro e quei pochi si dovevano dare da fare. Chi lavorava più di tutti era il Presidente Walter Veronesi di cui resta nei ricordi del coro una perla. Incontrando Renato, uno dei bassi, gli chiese "Renato, hai un minuto?". Lo sventurato ebbe la pessima idea di dire sì. Si trovò coinvolto in un ritiro di divise e gagliardetti per il Coro in uno sperduto paesino...il minuto era diventato qualche ora!!


Nel frattempo il Coro aveva deciso di ufficializzare la mia posizione di "Vice DIrettore" e mi pagò le lezioni di direzione effettuate presso un corso ASAC che si tenne a Marghera.
Ci misi tutta la mia buona volontà ma debbo confessare che il corso era una palla gigantesca.
Il Coro continuava la sua crescita tra le due ali dei suoi componenti.  L'ala "poco seria" era rappresentata dai più giovani e spensierati, l'ala "dura e pura" era rappresentata dal piede battuto per terra con stizza con un  "OSCE!!"  di accompagnamento di Walter che voleva ordine e disciplina nel Coro. Disciplina difficile ad ottenersi con persone che si trovavano per cantare ma anche per scambiare quattro chiacchiere...  sempre nei momenti sbagliati! Solo l'abilità umana di Bepi era in grado di tenere insieme questa miscela, che lasciata se stessa esplodeva sempre. Al punto che, sull'onda dell'ennesimo "OSCE!" ci trovammo nel solito bar del dopo Coro - da Michele - a stilare lo STATUTO. ORDINEN UND DISCIPLINEN !!

Lo Statuto del Coro parlava chiaro ed aveva risolto alcuni problemi "pratici" tipo chi decideva quali canti dovevamo fare, quando e chi  avrebbe ritienuto il Coro  pronto per un concerto, chi fossero  le personalità "tecniche" e  "musicali" del Coro.. ect.  Avevamo scoperto, con una certa sorpresa, che per ottenere una democrazia nel coro dovevamo impedire che tutti parlassero!
Al punto che un corista ci accusò, anni dopo, in una assemblea corale che c'era una oligarchia nel Coro!  Ma i ricordi sono rigagnoli che se li segui piano piano diventano fiumi e, tornando solo per un attimo all'idea dell'ordine e della disciplina, avevamo sempre il problema dell' ingresso e dell' uscita dai concerti e lo schierarsi ed il restare immobili nei canti.
Confesso che le cose sono immutabili: in 27 anni l'entrata e l'uscita del Coro resta tutt'ora un problema. Un rincorrersi affannato di "Ti xe prima ti!"  "NO, Ti ti xe qua!" precedevano tutte le uscite per recarsi sul  palco ed io ricordo solo che sapevo chi c'era prima di me e mi accodavo a lui. Guai se non fosse venuto al concerto il primo della fila!  



... ricordi delle seppioline ...

Un Coro vive anche di luoghi comuni, di battute ripetute per anni su cui si aggrappa, cresce e si aggancia, come un canovaccio di commedia improvvisata, un insieme di mille altre situazioni.
Nei primi anni di vita del Coro il nostro Maestro Bepi, ancora giovincello come molti di noi, era prodigo di consigli di vita. Eravamo un quartetto che solitamente si recava , dopo le prove, a casa di uno dei quattro e lì, come ogni Coro che si rispetti, ci si abbandonava al cibo ed al vino.
La cosa su cui giocavamo spessissimo erano le famose "bottiglie avvitate agli scaffali" del nostro amico Lele, anfitrione delle nostre serate.


Bevevamo vino di ogni tipo, compreso un ottimo Montepulciano pieno di fiore, ricoperto di fiore, sommerso dal fiore, che un amico abruzzese aveva portato in dono. Non lo avesse mai fatto. Venne preso in giro per anni. Tuttavia, pur in questo florilegio di Bacco, le bottiglie erano sempre "avvitate" a testimoniare una certa avarizia dell'ospite. Ospite che ci deliziava con le sue pesche sportive di seppioline e tra una padellata di peperoni, all'una di notte! , ed altri cibi "leggeri" ci narrava come per scaldarsi, da bravo sportivo, usasse riscaldare la muta con la propria urina fresca fresca. Ma Bepi era molto saggio ed immancabilmente, tutte le volte, ogni volta, il discorso finiva su un argomento a caso, dopo essere transitato per decine di altri e come un Bersaglio dal percorso a finale scontato finiva sulla ....  popò ! Ed a quel punto Bepi, dopo essersi fermati su episodi di gioventù che descrivevano le fiammate giovanili con l'accendino, le pernacchie odorose sul viso di chi dormiva in tenda, e gli inevitabili errori di chi, facendolo " non frenava"  gli stimoli, dopo aver discusso se il "tarzanello", o altri parenti e forme dello stesso, fosse una forma intelligente, Bepi, dicevo, sentenziava  "Siamo arrivati alla merda . è ora di andare a casa!" E con questo pensiero  caldo e rincuorante, alle due, tre di notte, ci si avviava verso casa dove tutti noi avevamo, dopo poche ore, la sveglia, che ci avrebbe accompagnati, inebetiti, lungo l’arco della settimana, fino al primo riposo dal lavoro…

I miei ricordi di Coro affiorano lentamente, come il mio primo ruolo di Tesoriere incaricato di riscuotere l'odiata gabella mensile. Nel corso degli anni questa autotassazione ha avuto altri esattori, più o meno rigidi, ma fu il mio primo incarico. E nel primo incarico del tesoriere c'era quello di portare "el vin " ! Perchè il binomio del vino e del coro è sempre stato indissolubile e nei ricordi primigenei affiora che ad ogni serata di prove c'era un bottiglione di vino rosso portato da Bepi Barison. Poi si decise di comprarlo per evitare che un corista avesse il peso economico del vino per oltre 25 persone, nonostante Bepi si sforzasse di ripetere che per lui non era un problema ma un piacere portarlo.

... ricordi della SAT ...   ... ricordi dello ZIP in montagna ...  ... ricordi dell'Antelao .... 

...  il cappello di alpino in stagnola contornato di salsicce ed alloro ....

Un corista riconoscente mi fece un cappello da alpino con la stagnola con tanto di cordone rappresentato da alcune grosse salsicce inghirlandate di foglie di alloro... All'epoca ero più magretto ma mangiavo molto! E mio figlio maggiore, all'epoca ancora bambino, lo calzò con orgoglio. Ricordo che Andrea stilava le graduatorie dei coristi secondo la bravura e ricordo che in un concerto stabilì che un tenore secondo era stato BRAVISSIMO !  Da piccolo, quando Bepi, Renato, Michele, Giuliano venivano a prendermi a casa , alle ore 21 - circa ,  ( io ero un ritardatario cronico! ) lui andava bofonchiando per casa, ancora piccolino,  che dovevo andare al TORO ! Abbiamo avuto, sempre in quel periodo iniziale, anche tragiche e funeste notizie, che non cito  per rispetto verso la memoria di questi defunti ma che furono molto dolorose per i caratteri di tragico e silenzioso vissuto che ammantavano quelle morti. Sono passati molti anni ma tutt'ora non dimentico.


Sono passati molti anni ed è tanta la storia personale di tutti i coristi e del Coro tutto.  In questi miei ricordi non volevo autocelebrarmi ma solo illuminare il Coro dalla parte in cui l'ho visto e vissuto io e sarei felice, e onorato, di leggere anche da parte dei miei amici coristi, ulteriori sprazzi che dessero vita, nei ricordi, a questi 27 anni passati insieme. 27 anni di alti e bassi, di periodi più o meno sereni, ma vissuti coralmente, in una muta e rispettosa amicizia degli uni verso gli altri.


Arnaldo Di Cristofaro

1 commento:

  1. Accidenti Arnaldo! Quanti bei ricordi hai risvegliato. Mi hai fatto venir voglia di raccontare anch'io qualche aneddoto. Vediamo se, nei prossimi giorni, riesco a buttar giù qualcosa.

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